Foto di reperti

Chi viveva qui 6000 anni fa

Prima ancora di capire cosa hanno lasciato, vale la pena chiedersi chi fossero. Persone che avevano imparato a costruire sull'acqua, a coltivare cereali in un terreno umido, a navigare su un lago che oggi non c'è più.
Una comunità stanziale, organizzata, di agricoltori e artigiani, che ha scelto questi luoghi come casa.

Le prime tracce: il Paleolitico

La presenza umana nel Palù di Livenza precede il villaggio neolitico di diverse migliaia di anni. Nelle analisi del deposito sono emerse tracce di frequentazione risalenti al Paleolitico superiore, alla fine dell'ultima glaciazione. Non proprio un insediamento stabile, ma piuttosto una sosta, un riparo temporaneo ai bordi di quello che era ancora un lago. Poi il silenzio.

Il Neolitico

L'occupazione principale del sito avvenne nel Neolitico recente, in tre fasi distinte alternati da momenti di abbandono. Ogni volta che la comunità lasciava il sito, l'acqua e il fango ricoprivano le strutture, preservandole. Ogni volta che tornava, costruiva sopra. Il villaggio appartiene alla cultura dei Vasi a Bocca Quadrata (VBQ), così chiamata per la caratteristica forma dei recipienti ceramici. Una delle entità culturali neolitiche più importanti dell'Italia settentrionale, diffusasi nel corso del V millennio a.C. su buona parte dei territori della Penisola. Il Palù di Livenza rappresenta il limite più orientale raggiunto da questa cultura nella sua fase finale. Forse un avamposto, o un punto di arrivo: le ricerche continuano per delineare ancor meglio la storia di queste persone.

Un crocevia di culture

La posizione del Palù, tra la pianura friulana, le Alpi orientali e il mondo balcanico, ne fa un sito unico nel panorama europeo della preistoria. Nella seconda fase della cultura VBQ, i contatti con l'area balcanica sono evidenti: nei motivi decorativi dei vasi, nella presenza di pintadere (timbri decorativi tipici del mondo danubiano e balcanico), e di figurine femminili. Nella terza fase, quando i legami con i Balcani si allentano, emergono contatti con il mondo transalpino: forme ceramiche e strumenti in pietra che rivelano rotte commerciali e scambi culturali attraverso le Alpi. Il tipo di pietra usato per le asce ritrovate al Palù proviene dal Voltri, in Liguria: centinaia di chilometri di distanza.

La vita al Palù

Grazie ai reperti rinvenuti durante i diversi scavi effettuati al Palù di Livenza, possiamo farci un’idea di cosa facessero, ogni giorno, gli abitanti del villaggio. Coltivavano cerali, come l’orzo, e raccoglievano ciò che il territorio offriva, come more, nocciole, lamponi, fichi e ciliegie. In altri momenti pescavano, anche navigando su canoe ricavate da tronchi. Altre attività comprendevano la filatura e la tessitura, il lavoro del legno e la produzione di ceramiche decorate. Inoltre, commerciavano su distanze medie-lunghe, delineando così una popolazione stanziale ma al contempo abituata allo spostamento e all’incontro con altre culture.

I reperti

01 · 04

data ritrovamento: 2016

Gomma da masticare in pece di betulla

data ritrovamento: 1993

Attingitoio in legno di acero

data ritrovamento:

Stampi in terracotta (pintadere)

data ritrovamento: 2018

Palette in legno

scorcio di natura

L’unico in Friuli.
Uno dei 111 dell’arco alpino.