Entrare in millenni di storia

Uno scavo archeologico delicato e complesso come quello del Palù di Livenza va affrontato con metodo, uno strato alla volta. La sfida più grande non è trovare dei reperti, ma è farlo in un ambiente sempre saturo d’acqua.

1800

Le prime tracce I primi riferimenti all’area del Palù risalgono a documenti del 1400-1700, che la identificano come zona di pesca e raccolta di strame, ma sarà nel 1800 che per la prima volta verranno rilevati i pali sepolti, durante degli interventi di bonifica.

1965

La scoperta È l’anno in cui, durante lo scavo del Canal Maggiore al centro del bacino, vengono alla luce numerosi materiali preistorici: pali lignei, frammenti ceramici, strumenti in pietra. Grazie a queste scoperte, la rilevanza archeologica del Palù di Livenza viene ufficialmente riconosciuta.

1981/1994

Le prime ricerche La Soprintendenza per i Beni Archeologici del FVG, sotto la direzione di Serena Vitri, avvia le prime ricerche. Tra carotaggi geologici, rilevamenti subacquei, sondaggi e interventi di recupero nell’alveo del canale, si inizia a delineare l’evoluzione geologica del bacino negli ultimi 15000 anni. Tra il 1989 e il 1994 vengono rilevati quasi 1000 elementi lignei, sia verticali che orizzontali, e 700 vengono campionati. Queste ricerche mettono alla luce tre settori distinti del villaggio.

2013/2026

Le nuove ricerche Dopo una pausa di quasi vent'anni, le indagini riprendono nel 2013, ma vengono subito sospese per il livello della falda freatica. Nel 2016 la nuova campagna porta risultati eccezionali. Le ricerche sono condotte dalla CORA Società Archeologica s.r.l. di Trento, con la collaborazione dei volontari del Gruppo Archeologico di Polcenigo (Gr.A.PO).

2026

Lo stato attuale La maggior parte del deposito archeologico del Palù di Livenza è ancora inesplorata. Il sito è, come dicono gli archeologi, in massima parte integro.
Settori scavi

focus

I tre settori di scavo

Negli anni, il sito è stato suddiviso in tre settori, ciascuno con caratteristiche strutturali e cronologiche differenti.

Settore 1
Il più antico, datato alla metà del V millennio a.C.: assi di quercia orizzontali disposte ortogonalmente a formare un reticolo a maglie regolari, un sistema di ancoraggio per le strutture sovrastanti.

Settore 2
Il più antico, datato alla metà del V millennio a.C.: assi di quercia orizzontali disposte ortogonalmente a formare un reticolo a maglie regolari, un sistema di ancoraggio per le strutture sovrastanti.

Settore 3
L’area oggetto delle indagini più recenti (2013 - attuale): ha permesso di portare alla luce il maggior numero di oggetti, tra cui le pintadere, la pece di betulla e il dente forato.

scorcio di natura

L’unico in Friuli.
Uno dei 111 dell’arco alpino.